RISCRIVERE IL COPIONE DELLA PROPRIA VITA
Conoscersi ed accettarsi pienamente non è un’operazione facile, né indolore. Ci sono parti di noi che rinneghiamo, altre che continuiamo a mettere in scena inconsapevolmente e che ci impediscono di attuare un qualsiasi cambiamento. Perché commettiamo sempre gli stessi errori?
Perché ci lamentiamo di come va la nostra vita ma ripetiamo sempre gli stessi schemi?
La spiegazione ce la fornisce Freud quando parla di “coazione a ripetere” e cioè di quel meccanismo che mettiamo in atto quando ci comportiamo secondo schemi fissi di comportamento, nel tentativo di risolvere un problema legato al nostro passato.
Ad esempio, chi si ritrova alle spalle una serie di esperienze legate all’abbandono, sta probabilmente riproponendo uno schema acquisito durante l’infanzia e nel tentativo di superare il senso di abbandono, si lega a persone poco disponibili o lontane.
In altre parole, esisterebbe per ognuno di noi una specie di “copione”, al quale aderiamo inconsapevolmente.
Conoscere questo copione e diventarne consapevoli ci consentirebbe di riscrivere la nostra vita e di assumere un atteggiamento diverso rispetto a ciò che ci accade.
Non è certo semplice uscire da certi automatismi mentali e comportamentali ma sicuramente possono essere d’aiuto alcune piccole strategie, attraverso le quali è possibile, per così dire, “ingannare la nostra mente”.
Per conoscere il nostro copione è importante riportare alla memoria le frasi, i divieti, i permessi, ascoltati durante l’infanzia ecc..
Quali frasi ricorrono più spesso nella nostra mente?
Ad esempio: “sei un buono a nulla”, non puoi avere sempre ciò che vuoi”, “stai attento”, “prima o poi finirai male”, “parli troppo”….
Queste o altre frasi continuano a ronzare spesso nella nostra mente in maniera inconsapevole.
Una volta individuata la frase ricorrente, potremmo riflettere su come questo aspetto incida quotidianamente sulla nostra vita.
Ad esempio, se aveste scelto la frase “sei un buono a nulla”, potreste chiedervi se vi capita spesso di sentirvi così e in quali occasioni.
Un’altra piccola strategia può essere quella di provare a cambiare il nostro nome per un giorno. Il nostro nome è come una specie di marchio che c’è stato impresso fin dalla nascita e cambiarlo ci può aiutare a sperimentare una nuova identità. Come agisce, cosa pensa, come vorrebbe essere questa nuova persona, quali qualità ha, cosa farebbe di diverso rispetto a quello che fa di solito?
Ed ecco un ultimo stimolo che può aiutarvi a uscire dai vostri schemi mentali che ho scoperto di recente e volentieri condivido con voi: cercate di ricordare un proverbio o una frase celebre. Ad esempio: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova” oppure “ Chi la fa l’aspetti” o ancora “ Chi fa da sé fa per tre” ecc., ecc..
Scegliete il vostro proverbio preferito e poi provate a pensare a come questo influenzi la vostra vita. Se avete scelto per esempio: “ Chi fa da sé fa per tre”, chiedetevi se siete una persona che vuole tenere sempre tutto sotto controllo oppure ha difficoltà a chiedere aiuto e poi cercate di cambiare il proverbio. Ad esempio, in questo caso potrebbe diventare “Chi fa da sé non è un granché”. Potete fare questa stessa operazione con altri proverbi e creare una vostra lista unica ed originale.
Non permettiamo al nostro passato di influenzare il nostro presente e soprattutto di condizionare le nostre scelte future, quando avvertiamo un contrasto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Semplicemente mettiamoci in ascolto di noi stessi e chiediamoci “Chi sta parlando?”
Quella che ascolto è la mia voce o quella di mio padre, mia madre, del mio insegnante o della mia parte bambina?
Scopriremo veramente chi siamo e cosa vogliamo quando ascolteremo tutte le voci e riusciremo a distinguerle e, con un atto di consapevolezza, sapremo riconoscere la nostra.
E tu sai ascoltarti?
Riesci a comprendere come le persone più importanti della tua vita, abbiano condizionato le tue scelte?
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COME USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI COMFORT
La nostra vita di tutti i giorni è costellata da milioni di abitudini. Ogni mattina ci svegliamo e compiamo più o meno i soliti gesti, percorriamo la stessa strada, vediamo le stesse facce e pensiamo le stesse cose. Solo in alcuni passaggi critici della nostra vita e per eventi imprevedibili usciamo dai nostri soliti schemi come, ad esempio, quando nostro figlio esce di casa o quando ci sposiamo o divorziamo oppure quando il nostro aspetto cambia a causa del passare degli anni.
Eventi rassicuranti e cambiamenti graduali o repentini attraversano tutta la nostra vita, ma qual è il grado di difficoltà che incontriamo nell’affrontare i cambiamenti e quante volte ci siamo trovate incastrate nei modelli e negli schemi che qualcuno aveva scelto per noi?
Per sentirci al sicuro, abbiamo bisogno di muoverci su un terreno conosciuto o, come si dice, nella nostra “zona di comfort” ma abbiamo anche bisogno di sperimentare cose nuove per crescere, imparare ed evolverci.
Restare troppo tempo nella nostra “zona di comfort”, vuol dire vivere in una situazione stagnante senza stimoli che prima o poi ci farà stare male.
Pensiamo ad esempio ai soliti propositi che ogni inizio di un nuovo anno facciamo: iscriverci in palestra, frequentare gli amici, fare la dieta, cambiare lavoro, cambiare partner; ma quante di noi sono capaci di portare a compimento i propri obiettivi?
Kahil Gibran definisce il comfort come “Quel clandestino che entra in casa nostra come un invitato e poi diventa ospite ed infine padrone di casa”.
Come fare ad uscire dalla propria zona di comfort?
Prima di tutto bisogna partire dal nostro atteggiamento mentale rispetto al grado in cui sentiamo di poter influenzare con le nostre azioni le circostanze esterne.
Le persone che hanno un basso grado di controllo sugli eventi esterni ( locus control esterno) sono caratterizzate dai seguenti atteggiamenti:
- percepiscono gli eventi come imprevedibili,
- dipendono dagli altri,
- considerano le variabili esterne come eccessive ed opprimenti rispetto alle proprie capacità,
- attribuiscono i risultati positivi o negative agli altri o alle circostanze esterne,
- tendono a perdere la motivazione di fronte ad ostacoli e difficoltà.
Le persone che hanno un alto grado di controllo rispetto agli eventi esterni (locus control interno) hanno, invece le seguenti caratteristiche:
- ricercano attivamente conoscenze e strumenti per risolvere i problemi,
- ritengono qualsiasi problema risolvibile,
- ritengono qualsiasi obiettivo raggiungibile,
- dimostrano perseveranza e tenacia,
- credono nel proprio potenziale,
- riescono a vedere più alternative per risolvere lo stesso problema.
Da oggi in poi quando vi capita di sentirvi insoddisfatte e di voler cambiare qualcosa, soffermatevi sulle vostre modalità di pensiero; se vi arrendete facilmente quando non riuscite in qualcosa, se pensate che siano sempre gli altri la causa delle vostre difficoltà, difficilmente uscirete dalla vostra zona di comfort.
Diventare consapevoli rispetto ai meccanismi che vi ostacolano nel raggiungere i vostri obiettivi è già un grandissimo passo avanti verso un reale cambiamento.
Quando vi sentirete pronte per sperimentare qualcosa di nuovo cominciate con piccole cose: provate cibi diversi, percorrete una strada nuova per andare a lavorare, indossate vestiti diversi dal solito, leggete un genere di libro mai letto.
Un ultimo consiglio, provate ad immaginare più spesso come vi sentireste se aveste già realizzato ciò che desiderate; questo vi permetterà di predisporvi con il giusto stato d’animo rispetto al cambiamento auspicato e vi aiuterà ad ottenere ciò che desiderate.
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AFFIDARSI ALL’INTELLIGENZA DELL’UNIVERSO
Non so per voi care amiche di lifecoachinrosa, ma per me il 2011 è un anno particolarmente complesso. Di solito la vita di tutti è attraversata da momenti difficili ma quando questi si concentrano in un arco di tempo abbastanza breve, ci chiediamo se riusciremo a far fronte a tutto. La morte di una persona cara, la difficoltà di relazionarsi con i figli, una separazione, la perdita del lavoro, una catastrofe improvvisa, una malattia….mettono a dura prova anche la mente più stabile.
Ognuno, elabora delle strategie per far fronte alle difficoltà, alcune sono costruttive, come scoprire un talento, dedicarsi al bene del prossimo, altre invece, sono distruttive, come acquisire abitudini poco salutari ( fumare, bere, mangiare troppo), negare i problemi, deprimersi e sentirsi sfortunati. Molti si arrovellano nel tentativo di cercare spiegazioni razionali ad ogni cosa e cercando di controllare tutto ciò che possono, spesso si sentono sempre più spossati e sconfortati.
Ma su cosa possiamo veramente contare quando le cose sembrano andare per il verso sbagliato? Come possiamo trovare la forza per reagire e non farci sopraffare dal dolore o dalla disperazione? Io ho una frase magica che mi aiuta molto e spero aiuti anche voi: AFFIDATI ALL’INTELIGENZA DELL’UNIVERSO.
Apparentemente questo modo di vedere le cose potrebbe essere frainteso con una sorta di passività di fronte allo svolgersi degli eventi negativi, ma il suo senso è completamente diverso.
AFFIDARSI significa, semplicemente essere consapevoli che ogni cosa accade sempre per il nostro bene e che il nostro modo di interpretare gli eventi è estremamente limitato, infatti non possiamo conoscere quali saranno gli effetti di quella stessa situazione nell’arco di 10 anni e neanche quali ricadute avrà su tutte le persone che direttamente o indirettamente verranno toccate da quell’evento. Il nostro compito è solo quello di accettare quello che sta accadendo esattamente così com’è, senza giudicare.
Quello che oggi potrebbe sembrare male, domani potrebbe trasformarsi in bene. Nessuno di noi è separato da tutto il resto, quando qualcosa cambia siamo invitati a prenderne atto e a continuare a nutrire il mondo di pensieri positivi del resto se ne occuperà l’Universo.
Se saremo davvero capaci di affidarci all’intelligenza dell’universo, prima poi il disegno si svelerà più o meno apertamente, per lasciarci vedere o almeno intravedere il senso di ciò che accaduto.
Quali sono le vostre strategie per affrontare i momenti negativi? Vi piacerebbe conoscere le tecniche per ritrovare serenità anche quando tutto va storto?
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QUEL MALE DELL’ANIMA
Vi siete mai svegliate con la precisa sensazione di non avere più voglia di niente?
Vi siete sentite con la testa vuota e il cuore pieno di angoscia, come se ogni cosa non avesse più senso? Vi siete sentite in colpa per ogni cosa che non siete riuscite a fare? Se avete provato una o più di queste sensazioni vuol dire che avete sperimentato, con varie tonalità, quello stato chiamato depressione.
Depressione è una parola sempre più usata per descrivere un insieme di stati d’animo che vanno dalla semplice tristezza, alla malinconia, alla mancanza di entusiasmo, alla poca voglia di vivere. E’ capitato anche a me di usare questa espressione: “Oggi mi sento depressa!!! “. Come per la maggior parte delle donne, si è sempre trattato di uno stato d’animo passeggero, durato qualche ora o al massimo un giorno. Questo stato di malessere momentaneo, fa parte di un normale andamento dell’umore. Altre volte però, lo stato depressivo si prolunga nel tempo e preclude alla persona lo svolgimento di una vita normale. Purtroppo, la linea di demarcazione tra un stato depressivo leggero e uno molto più pesante, non è sempre così netta, proprio perché con depressione si possono intendere vari stati d’animo; infatti, è difficile distinguere un semplice momento di tristezza da un possibile serio stato depressivo. Spesso si scivola nella depressione per un insieme di cause: ansia, stress, frustrazione, poca autostima, eccessivo perfezionismo, aggressività repressa, predisposizione genetica ecc. Anche la persona più equilibrata alterna fasi in cui si sente carica e piena di energia e voglia di vivere, a momenti in cui non ha voglia di fare nulla. Quando i momenti di bui si susseguono per settimane e il nostro modo di vedere noi stesse e la vita diventa sempre più nero, allora è il momento di farsi aiutare. Ma perché si arriva ad un stadio depressivo profondo? Perché, nonostante nella nostra vita tutto vada bene, spesso ci sentiamo prive di ogni carica vitale? Oggi noi donne siamo sottoposte a molte pressioni, dobbiamo ricoprire molti ruoli e non sempre ci sentiamo all’ altezza; vorremmo essere belle, buone mamme, buone amanti, colte, lavorare fuori e dentro casa. Vorremmo essere perfette in tutto e, quando ci rendiamo conto che nonostante tutti i nostri sforzi non ci sentiamo felici, avviene un vero e proprio crollo psicologico. Ci sembra di non avere più il controllo sulle nostre vite e tutto sembra sfuggirci di mano. La depressione viene definita una vera e propria malattia ma secondo il mio parere si tratta di una malattia dell’anima e come tutte le cose che riguardano l’anima merita di essere rispettata e non solo vista come qualcosa da eliminare presto e attraverso psicofarmaci. Certo è molto meno impegnativo per tutti trattare la depressione farmacologicamente. Anche nei casi in cui venga ritenuto indispensabile somministrare delle medicine, si consiglia sempre il supporto psicologico. Questo dimostra come non basti agire a livello organico per aiutare la persona a ritrovare l’equilibrio.
Secondo il mio parere la depressione è un segnale molto forte che la nostra anima ci sta inviando per farci capire che dobbiamo fermarci e rivedere le nostre priorità, rispettare la nostra vera natura e dare spazio ai nostri desideri.
Non bisogna combattere la depressione ma in qualche modo accoglierla e ringraziarla per averci permesso di capire qualcosa di noi. Molti personaggi famosi hanno scoperto il loro talento, dopo aver passato un periodo depressivo. Non bisogna sottovalutare la depressione ma neanche farne una tragedia. La depressione è una forma di difesa del nostro cervello che ha bisogno di un arresto, di una sosta per potersi rigenerare; dormire, non fare nulla, non avere interessi, diventano un modo con cui recuperare le nostre forze.
Riconoscere in tempo i segnali di disagio che possono precedere gli episodi depressivi è importante, perché permette, a chi vive il disagio e a chi gli sta vicino, di intervenire per riportare gradualmente un equilibrio. Non sottovalutiamo quindi i piccoli ma ripetuti episodi di stress e disagio e cerchiamo di fare attenzione ai pensieri negativi che attraversano la nostra mente dedicando tempo ed energia a ciò che ci fa stare bene.
E se proprio ci accade di sentirci depresse, immergiamoci nelle piccole cose, accettiamo che per un po’ di tempo ci sentiremo confuse e senza voglia di fare niente e non giudichiamoci. Quando ci sentiremo un po’ meglio facciamoci aiutare da qualcuno che possa comprenderci come un amico o anche un terapeuta o un coach e mettiamo fuori tutte le nostra rabbia, individuiamo i nostri bisogni e occupiamo la mente con attività che ci distraggano dai soliti pensieri negativi.
E tu ti sei mai sentita depressa?
Perché?
Quando tempo ci hai messo per tornare in equilibrio?
Chi ti ha aiutato?
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Cambiare restando se stessi
Sul tema del cambiamento ci sono idee molto contrastanti; per alcuni è impossibile cambiare perché, come si dice, “le persone non cambiano”; per altri tutto cambia continuamente e niente rimane per sempre così com’è.
Allora, a cosa dobbiamo credere?
Per capire come il cambiamento faccia parte della nostra vita, basta osservare la natura, gli alberi, i fiori, il cielo, le stagioni. Tutto è in continua mutazione, alcuni cambiamenti sono molto evidenti, altri avvengono lentamente e inesorabilmente.
Se osservassimo attentamente una semplice foglia, ci accorgeremmo come ogni giorno modifica un po’ il suo aspetto. Le cause sono le più diverse: un piccolo cambiamento di clima, un’esposizione diversa alla luce, l’attacco da parte di un insetto ecc.
Anche il nostro corpo è soggetto a continui cambiamenti perchè ogni giorno molte cellule muoiono e altre si rigenerano.
Ma mentre tutto intorno a noi è in continuo mutamento, noi opponiamo un’estenuante resistenza anche verso i più piccoli cambiamenti.
Molto spesso preferiamo restare aggrappati al dolore, alle nostre paure, alle nostre abitudini, piuttosto che modificare qualcosa nella nostra vita.
Ci sono modi diversi per arrivare ad un cambiamento; alcuni preferiscono procedere a piccoli passi e tastare man mano le nuove modalità per affrontare un problema, ottenendo spesso buoni risultati.
Altri arrivano direttamente al cosiddetto “punto di non ritorno”, sconvolgendo la propria esistenza e quella altrui. Questa modalità è di solito molto traumatica. Ad esempio, questo è il caso della persona che decide, in modo apparentemente repentino, di non amare più la propria compagna decidendo di separarsi da lei.
Questo modo di procedere crea risentimento e genera stati d’animo negativi contrassegnati da rabbia e frustrazione profonda.
Altri ancora cambiano taglio di capelli, casa, auto …….. ma poi tutto torna come prima; in questi casi non esiste corrispondenza tra interno ed esterno. Dopo un primo momento, durante il quale ci si sente contenti per aver fatto un nuovo taglio di capelli, si torna depressi più prima.
Ma perché è così difficile cambiare?
Cosa possiamo fare per non arrivare a soluzioni estreme?
E’ possibile, soprattutto, cambiare rimanendo fedeli a se stessi?
Cambiare è difficile, perché ogni cambiamento è come una piccola morte, perché abbiamo la sensazione di perdere qualcosa di noi: “la nostra identità”.
Non possiamo modificare le nostre caratteristiche di base, ma sicuramente possiamo cambiare i nostri comportamenti e i nostri modi di pensare. Possiamo essere ciò che vogliamo e per farlo basta cambiare il nostro modo di rappresentarci la realtà.
Se dopo un’esperienza negativa continuiamo a dirci che non saremo più felici, è esattamente questo quello che otterremo.
Se fossimo più consapevoli dei meccanismi mentali attraverso i quali strutturiamo le nostre rappresentazioni interne, saremmo capaci di cambiare tutte le volte che il nostro modo di pensare non è funzionale alla situazione che stiamo vivendo.
Come suggerisce Anthony Robbins, coach di fama mondiale, due sono gli aspetti che possiamo cambiare per quanto riguarda le rappresentazioni delle nostre esperienza.
Possiamo modificare quello che ci rappresentiamo; ad esempio, se ci immaginassimo lo scenario peggiore possibile, il mutamento potrebbe consistere nel raffigurarci lo scenario migliore possibile. Oppure, possiamo cambiare il modo di rappresentarci le cose. Ad esempio, per alcune persone, raffigurarsi qualcosa di grande, diventa una motivazione a ottenere un grande risultato. Altri invece, potrebbero utilizzare il tono di voce che usano parlando con se stessi per motivarsi a raggiungere un risultato. Senza rendercene conto utilizziamo dei canali percettivi (visivi, uditivi e cinestesici) privilegiati, conoscerli vorrebbe dire disporre di una risorsa importante per modificare le nostre rappresentazioni interne e conseguentemente i nostri stati d’animo.
La nostra difficoltà a cambiare dipende soprattutto dal guardare le cose sempre nel solito modo, nel definire noi stessi in maniera rigida, nel non allargare il nostro sguardo verso tutte le direzioni possibili e su tutti i modi con cui percepire la realtà.
Ecco alcune pillole di saggezza che possono aiutarci a sbloccare la nostra capacità di cogliere i cambiamenti e utilizzarli per stare meglio:
Tu non sei la tua storia
Segui il flusso degli eventi
Osservati senza giudicare
Non lottare contro te stessa
Diventa nessuno e apriti verso le tue potenzialità.
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Nutriamoci di pensieri positivi
Ogni giorno un numero praticamente illimitato di pensieri attraversano la nostra mente.
Mi sono chiesta quali possano essere quelli più frequenti di una donna con una bassa autostima, ansiosa o depressa. Ho pensato al mio modo di vedere le cose quando mi sento triste e scoraggiata ed è venuto fuori il seguente elenco sicuramente non esaustivo ma abbastanza indicativo di un tale stato d’animo:
- Non sono capace di…
- Non riuscirò mai a trovare il tempo per me
- Il mio passato mi ha segnato molto
- La mia vita non ha uno scopo
- La felicità non esiste
- Mi devo accontentare di ciò che ho
- Ho paura di essere rifiutata
- Ho paura di amare
- Non voglio rischiare
- Ho paura di cambiare
- Sono un fallimento
- Non mi piaccio
- Le altre donne sono molto più intelligenti di me
- Sono troppo grande per trovare l’amore
- Capitano tutte a me
Adesso, proviamo a pensare ai nostri pensieri come ad un cibo; se ogni giorno immettessimo nel nostro organismo sostanze nocive in poco tempo ci ammaleremmo più o meno gravemente fino ad arrivare alla morte.
La stessa cosa avviene con i nostri pensieri: se ci nutriamo di pensieri limitanti e negativi, gli effetti sulla nostra salute psichica non tarderanno a presentarsi. Quando alcuni dei pensieri sopra evidenziati diventano ricorrenti, la nostra vita subisce un brusco arresto, non riusciamo più a seguire il flusso della vita ed ogni nostra azione diventa solo un dovere; quindi non sentiamo più entusiasmo per nessuna cosa e i nostri giorni diventano nel migliore dei casi un ininterrotto susseguirsi di abitudini.
Come uscire allora da questo meccanismo perverso che avvelena la nostra vita?
Primo passo: diventare consapevoli della natura di questi pensieri.
Da dove vengono? Sono nati dal nulla o sono la conseguenza di una serie di imprinting che ci sono stati dati fin dalla nostra più tenera età? Il nostro cervello è come un computer per cui tende a mettere dentro tutti i dati e a riprodurli.
Facciamo un esempio: se qualcuno della nostra famiglia, magari in assoluta buona fede, ci avesse detto spesso di non capire niente, è probabile che da adulte questa informazione immagazzinata salti fuori tutte le volte che crediamo di non aver capito qualcosa.
Soffermiamoci bene sulla parola CREDERE.
Cosa vuol dire esattamente?
Vuol dire che potremmo senz’altro essere capaci di svolgere una determinata operazione ma essendo convinte di non poterlo fare non ci riusciamo.
Secondo passo: comprendere come questo genere di credenze ci porti inevitabilmente ad attirare situazioni e persone che confermano le nostre convinzioni, concentrando tutta la nostra attenzione solo sugli aspetti negativi di ogni esperienza.
Questa è una storia esemplare. Una mia cara amica mi racconta di sentirsi depressa, perché capitano tutte a lei; tempo fa, ha avuto un piccolo incidente cadendo dal motorino e si è dovuta recare da sola al pronto soccorso …… ma non era niente di grave. Ha una madre che l’ama molto ma un po’ assillante; vive in una bella città ma lontana dagli amici; c’è un ragazzo più giovane di lei che la corteggia ma vive lontano. Di tutti questi elementi su cosa si è focalizzata? Solo sugli aspetti negativi, mentre i positivi, come ad esempio l’essere ancora una donna molto attraente a 46 anni, tanto da attirare uomini belli e giovani, vivere sola in totale libertà in una bella casa, avere una mamma che la ama ecc. ecc. sono rimasti sullo sfondo.
Terzo passo: ispiratevi a modelli positivi.
Provate a leggere storie di donne che hanno avuto molto coraggio e che hanno superato grandi sfide; imitate il loro modo di affrontare la vita.
Guardate il mondo con gli occhi di un bambino e sorprendetevi per tutte le piccole cose; cercate di recuperare l’attitudine al gioco e al divertimento ed esprimetevi.
Scegliete di fare la cosa che più vi piace, sia che si tratti di un lavoro o di una scelta di vita. Utilizzate il colore, la danza, la musica, il disegno, la scrittura per far emergere la vostra creatività.
Sostituite le credenze limitanti con pensieri positivi e frasi potenzianti.
Eccone di seguito alcune che ho trovato molto efficaci per liberare la creatività e mettere in moto energie buone.
- “Io…..(nome) respiro nella gioia”
- “Io…..(nome) attingo all’infinito potenziale racchiuso in me, pace a tutto, luce a tutto, amore a tutto”
- “Io…..(nome) sono una bellissima espressione dell’amore”
- “Io…..(nome) permetto alle mie cellule di rinnovarsi nella Luce dell’eterna giovinezza”
- “Io…..(nome) sono già perfetta e meravigliosa”
- “Io…..(nome) sono disposta a ricevere quello che chiedo”
- “Io…..(nome) merito prosperità e abbondanza”
- “Io…..(nome) mi esprimo in un lavoro che mi piace”
- “Io… .(nome) realizzo i miei obiettivi”
- “Io…..(nome) lascio andare il passato”
- “Io…..(nome) accetto il cambiamento”
Scegliete le frasi (potete crearvene anche di vostre), che in questo momento sono in sintonia con il vostro stato d’animo, scrivetele e leggetele almeno per venti giorni, sicuramente vi aiuteranno a ritrovare entusiasmo ed equilibrio.
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Avere fiducia in se stesse
L’autostima è il frutto di una serie di esperienze positive che le persone fanno nel corso della loro vita, unita ad alcune caratteristiche della personalità. Di solito chi non ha fiducia in se stessa ha la tendenza a svalutarsi, a cogliere gli aspetti negativi di ogni situazione ed essere molto sensibile al giudizio altrui. La poca autostima diventa un impedimento a prendere decisioni e a inserire nella propria vita anche piccoli cambiamenti. I pensieri ricorrenti di una persona con poca autostima saranno: “Nessuno crede in me”, “Non sono capace di…”, “Vorrei essere diversa da quello che sono”.
Cosa possiamo fare per migliorare la nostra autostima?
Se non abbiamo fiducia in noi stessa, può essere utile osservarci dall’esterno, guardarci con occhi diversi , quasi come se vedessimo un’altra persona. Un pò di distacco ci aiuterà a vedere meglio i nostri lati positivi e a valorizzarli. Ognuno di noi possiede delle peculiarità, talenti unici e gusti personali. Avere le idee ben chiare su quello che siamo davvero: persone uniche, con delle passioni, un carattere, dei gusti particolari. Successivamente, provate a concentrarvi su ciò che vi riesce meglio, che vi trasmette entusiasmo e vi fa provare una sensazione piacevole.
Provate anche a riflettere su tutte le frasi negative dette da chi vi è stato vicino e che non vi hanno fatto stare bene; pensate a tutte le volte che vi siete arrese solo per paura di non farcela e non avete tentato per paura di fallire. Poi trasformate tutti questi pensieri limitanti in occasioni per capire cosa volete e chi siete.
Ecco alcuni punti chiave per riuscire a stare meglio ed a volervi bene:
1 – Accettatevi così come siete
Non cercate di cambiare: anche i vostri lati negativi vi rendono uniche. Provate a ripetervi tutti i giorni: Io mi amo e mi accetto così come sono.
2 – Siate voi stesse
In ogni situazione mostratevi come siete e dimostrate il vostro disaccordo quando una situazione vi sta stretta e andete diritte al punto quando volete qualcosa. Sforzatevi ogni giorno di esprimere il vostro parere anche su questioni di poca importanza ed esercitatevi anche da sole ad affermare le vostre idee ed opinioni.
3 –Prefiggitevi uno scopo
Imparate a fissarvi dei traguardi, mettendo in chiaro le vostre capacità e i vostri limiti. Rinforzate il vostro potere personale scrivendo tutto ciò che siete state capaci di raggiungere e descrivete come lo hai fatto e su quali qualità avete puntato.
4 –Imparate a ridere di voi stesse
Il senso dell’ironia è uno strumento formidabile per affrontare con un pò di leggerezza situazioni che altrimenti ci metterebbero in imbarazzo. Per esercitarvi provate a gurdare film comici o ad ascoltare barzellette.
5 – Mettitevi alla prova
Non vi tirate indietro di fronte a situazioni che vi sembrano difficili. Per rinforzare questo aspetto, praticare uno sport può essere molto utile perchè ci permette di sentirci sempre più sicure di noi stesse.
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Vivere il presente
Vi siete mai soffermate a pensare al vostro modo di vivere il tempo?
Di solito quando pensiamo, lo facciamo o al passato, sotto forma di rimpianti, rimorsi, cose che non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare, momenti belli che non torneranno più, cose che non abbiamo mai detto, offese che abbiamo subito, persone che abbiamo perso….. La nostra mente riavvolge il nastro delle nostre esperienze oppure pensiamo al futuro: come vorremmo essere, dove, con chi, cosa ci piacerebbe fare, gli obiettivi che vorremo raggiungere, ecc.
I nostri pensieri, quindi, oscillano tra passato e futuro in un continuo altalenarsi di domande, desideri, voglia di cambiamenti, smania di fare e realizzare qualcosa, impegni da rispettare, doveri da assolvere.
I pensieri sono come le ciliegie uno tira l’altro.
Ma riflettiamo un momento: mentre pensiamo, dove siamo noi? Fisicamente stiamo, ad esempio, mangiando o camminando o nuotando, ma la nostra mente non è dov’è il nostro corpo, non è concentrata sul momento presente.
Possiamo benissimo fare una cosa e pensarne un’altra….e di solito lo facciamo.
Se le nostre azioni seguissero i nostri pensieri, faremmo di ogni cosa una meditazione; daremmo ad ogni azione la giusta attenzione, ci accorgeremmo di come ci stiamo muovendo, di come respiriamo, acquisiremmo una maggiore consapevolezza di noi stessi, seguiremmo fluire degli eventi e risparmieremmo molte energie.
Con questo non voglio togliere ogni valore al passato o al futuro; il passato può esserci utile se ci aiuta a vivere meglio il presente; la cosa più importante è non etichettare ciò che è accaduto nella nostra vita come, ad esempio, dirci che siamo sfortunati, che non potremmo mai cambiare ecc., perché questo atteggiamento ostacolerebbe la nostra evoluzione.
Il futuro ci può aiutare ad immaginare cose che ancora non esistono, ma tutto ciò che possiamo creare con la nostra mente è frutto di una costante attenzione al presente.
Se, ad esempio, ci proponessimo di diventare esperte di computer, potremmo realizzare questo proposito futuro solo impegnandoci tutti i giorni ad imparare qualcosa per utilizzare questo strumento; quindi il nostro intento potremmo raggiungerlo solo lavorando costantemente sul nostro presente.
Un altro aspetto su cui vi invito a riflettere è :
- pensare al passato può risolvere un problema?
- pensare al futuro può risolvere un problema?
La risposta è sempre no.
Ecco perché restiamo impantanati e ci sembra che le cose non possano cambiare perché di solito non riproponiamo vecchi schemi per risolvere nuovi problemi oppure pensiamo che potremmo farlo se avessimo determinate caratteristiche o possibilità.
Imparare a vivere nel presente con consapevolezza è il primo passo per vivere armoniosamente.
Ogni tanto fermiamoci a guardare ai nostri pensieri: dove si dirigono? dove ci stanno portando: indietro o in avanti?
Lasciarci sfuggire il momento presente vuol dire lasciarci sfuggire la vita. Di quante cose non ci accorgiamo ogni giorno, quante espressioni delle persone vicine ci sfuggono, quante piccole meraviglie accadono sotto i nostri occhi, quante soluzioni ci sfuggono solo perché non siamo presenti?
Perché la nostra mente difficilmente coglie il tempo presente?
Ecco cosa dice uno dei massimi maestri spirituali, Eckhart Tolle, nel suo libro “Il potere di adesso”, in un paragrafo intitolato “l’illusione del tempo”:
<<Tempo e mente sono inseparabili. Se alla mente togliete il tempo, questa si ferma, a meno che non decidiate di utilizzarla. Identificarsi con la mente significa essere intrappolati nel tempo: la compulsività di vivere quasi esclusivamente attraverso il ricordo e l’anticipazione. Ciò crea una preoccupazione continua nei riguardi del passato e del futuro e una indisponibilità a onorare e riconoscere il momento presente e a permetterlo. Tale compulsività nasce perché il passato ci fornisce un’identità e il futuro racchiude la promessa di salvezza, di appagamento sotto qualsiasi forma. Entrambi sono illusioni. Più siamo concentrati sul tempo (passato e futuro), più ci sfugge l’Adesso. La vita è adesso. Non vi è mai stato un tempo in cui la vostra vita non fosse adesso, né vi sarà mai.>>
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LA RICERCA DELLA FELICITA’
Ti sei mai chiesta se sei felice?
Se non l’hai mai fatto, forse è ora di cominciare.
Farsi questa domanda richiede una certa dose di coraggio. Di solito mandiamo avanti la nostra vita con la convinzione pensando che la felicità non esista, che ogni nostra scelta comporti delle rinunce, che bisogna scendere a compromessi e che tutto non si possa avere. E se invece cominciassimo a pensare che non ci sono limiti a ciò che potremmo essere, avere o fare nella nostra vita, che le rinunce sono inutili oltre che dannose per noi stessi e anche per gli altri, che non è necessario scendere a compromessi per fare ciò che si desidera?
Forse la smetteremmo di accontentarci di una vita fatta di piccole certezze come la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro conto in banca, il nostro cane, la nostra macchina. Più cose possediamo o crediamo di possedere più ci sentiamo tranquille. Preferiamo una pseudo- felicità, perché essere felici è cosa che riguarda, al massimo, un certo numero di eletti.
Ma che cosa è la felicità? Cosa differenzia una persona felice da una che non lo è?
La felicità è strettamente connessa allo scopo della nostra vita e alla nostra identità, se abbiamo chiaro chi siamo e cosa volgiamo fare della nostra vita, qualsiasi esperienza potrà essere utile per incanalare le nostre energie in maniera positiva. La ricerca della felicità è una ricerca di senso, il senso della nostra vita. Prima di chiederci se siamo felici, dovremmo chiederci:
So chi sono? So cosa voglio? Che senso ha la mia vita?
Lo scopo della vita è vivere una vita con uno scopo (Richard Leiden).
La fretta del nostro vivere ci fa perdere di vista il senso vero delle cose, tutto scorre, e ci affanniamo a ottenere ciò che desideriamo nella speranza che ogni cosa ottenuta sazi il nostro bisogno di felicità. Molto spesso sento dire: Ho tutto quello che potrei desiderare ma perché sono spesso triste, piango e mi sento depressa? La tristezza, la depressione ci vengono a trovare per salvarci.
Sì, per salvarci dalla nostra finta esistenza. Il nostro inconscio ci sta inviando dei segnali precisi ed è come se ci dicesse: “SVEGLIATI! Se soffri è perché non stai seguendo la tua vera natura, non sei nata per essere quello che altri hanno deciso che tu sia: una buona mamma, una buona moglie, ecc., ma l’universo aveva per te un progetto più grande”. Magari ti sei laureata e hai rinunciato a lavorare per avere un figlio, oppure hai un lavoro che ti gratifica, ma non hai tempo per l’amore…. Allora chiediti se le scelte che hai fatto erano veramente tue o sono state fatte per accontentare qualcuno? L’uomo che hai sposato era quello che desideravi ardentemente o quello che poteva assicurarti un futuro? Hai avuto dei figli perché li volevi o perché tutti ti dicevano che la vita non ha senso senza figli? E’ come se fossimo state programmate per fare o scegliere determinate cose anche se non siamo tutte uguali. Alcune donne avrebbero potuto stare bene anche sole o potrebbero non essere delle buone madri ma essere solo delle amanti fantastiche. Quando siamo allineate con i nostri desideri e valori, la felicità, la gioia e il benessere sono delle condizioni che raggiungiamo con naturalezza, senza fare sforzi eccessivi.
Se ci sentiamo distrutte alla fine di una giornata, non stiamo facendo la cosa giusta per noi. A volte non dipende dall’azione che facciamo, ma da come la facciamo. Possiamo fare un umile lavoro, come fare le pulizie e pensare che sia un modo per creare benessere e non solo una meccanica sequenza di gesti ripetitivi.
Dare valore al modo in cui facciamo le cose, mettere tutta la nostra attenzione e consapevolezza può rendere la vita degna di significato.
Io ho creato una mia scaletta di cose che possono aiutare a raggiungere la felicità e spero possa essere utile a tutte voi.
- Vivere nel presente
- Capire il senso di tutto quello che è accaduto nella tua vita e usarlo per il bene del prossimo.
- Ascoltare il parere di tutti ……… ma seguire il tuo cuore.
- Vivere ogni fallimento come l’opportunità per migliorare.
- Lasciar parlare le tue emozioni.
- Capire cosa ti rende unica e speciale.
- Non dipendere dal giudizio degli altri.
- Fare le piccole cose con attenzione e consapevolezza.
- Guardare alla propria vita come se fosse un film e pensare che il finale siamo sempre noi a scriverlo.
- Capire cosa ci dà gioia e farne l’obiettivo prioritario della nostra vita.
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QUANDO FINISCE UN AMORE
A tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di subire una delusione in amore.
Essere lasciate è, per una donna, sicuramente una delle situazioni più frustranti e difficili da superare. Il dolore emozionale che si prova in queste circostanze è paragonabile a quello del lutto; però, quello che dobbiamo abbandonare, non è tanto legato alla persona in sé ma all’idea che ci eravamo costruite di quella persona e del nostro rapporto con lui.
Le idee diventano abitudini e le abitudini diventano modelli di pensiero ricorrenti che ci fanno sentire al sicuro. Abbiamo costruito il senso della nostra identità investendo notevolmente nella relazione affettiva e quando l’altro ci lascia ci sentiamo perse.
Una vecchia canzone di Riccardo Cocciante diceva così: <<Quando finisce un amore così com’è finito il mio, senza una ragione né un motivo, senza niente….>>; invece, se un amore finisce, una ragione c’è ……. solo che non la vogliamo vedere.
Esistono segnali ben precisi che possono farci capire in quale direzione sta andando la nostra storia: essere poco corrisposti, stare spesso male per quello che l’altro fa o non fa, vivere pochi momenti di felicità e subito dopo stare male, lasciarsi e prendersi spesso, litigare, sentire che l’altro è molto diverso da noi, non avere interessi in comune, piangere spesso e quasi non capire perché, oppure al contrario tutto apparentemente fila …… ma non c’è passione e stare insieme diventa solo un’abitudine della quale faremmo anche a meno se non fossimo spaventate all’idea di perdere il nostro partner.
Quello che vi dirò sarà come una doccia fredda ma se la vostra storia d’amore si è conclusa, la responsabilità è solo vostra, il vostro partner l’avete scelto voi e voi avete accettato una serie di condizioni che fin dall’inizio erano in chiaro contrasto con la vostra vera natura.
Ma perché ci innamoriamo di persone che chiaramente non ci corrispondono e perché molte volte arriviamo al punto di portare avanti una storia che chiaramente non funziona?
La scelta del partner è condizionata da molti fattori: modelli familiari, educazione, cultura, poca conoscenza di noi stesse, ecc.. E’ difficile stabilire quali di questi, ad un certo punto, prendano il sopravvento ma esiste un modo sicuro per capire se una relazione ha una possibilità di successo a lungo termine: stabilire se ci fa stare bene o male.
Purtroppo, siamo ancora molto condizionate da alcuni modelli che associano l’amore alla sofferenza. L’equazione sofferenza = amore sembra inevitabile e siamo convinte che se soffriamo siamo veramente innamorate. L’amore è tutto tranne che sofferenza. Se la nostra storia finisce, chiediamoci: <<Ero veramente felice?>>, <<Qual è la mia responsabilità in tutto questo?>>, <<Questa era la persona giusta per me o avevo talmente bisogno di sperimentare alcune cose da vederle dove non c’erano?>>, <<Cosa provava lui realmente per me?>>, <<Come mi dimostrava il suo interesse?>>, <<I nostri sentimenti erano sullo stesso piano?>>, <<Le mie esperienze sentimentali si assomigliano un po’ tutte e se sì cosa le accomuna?>>.
E’ importante capire che tutto quello che ci arriva lo abbiamo, consapevolmente o meno, attratto a noi, per poter fare quelle esperienze giuste a farci scoprire qualcosa di noi, ad insegnarci qualcosa.
L’altro non è un mostro crudele che sta distruggendo la nostra vita ma un essere umano che ci sta facendo da specchio anche se quello che vediamo non sempre ci piace.
Invece di continuare a soffrire o a provare risentimento verso chi ci ha lasciato chiediamoci cosa possiamo imparare su di noi da quello che ci è successo; assumiamoci, quindi, la responsabilità di ciò che c’è accaduto e riprendiamo in mano le redini della nostra vita.
Ecco alcune credenze che non aiutano a superare le situazioni di abbandono:
- Sono sfortunata.
- Non mi innamorerò più.
- Non esiste un altro come lui.
- Se non sono corrisposta è perché non valgo molto.
- Gli uomini sono tutti uguali.
- Lui è senza cuore.
- Non mi ha mai amata.
- Davanti a tutto questo dolore sono impotente.
- Non sono io che mi vado a cercare queste situazioni.
- Perché proprio a me?
Questo tipo di considerazioni aggravano il senso di colpa, il senso d’impotenza e ci fanno sentire indegne e inadeguate.
Bisogna rompere questo circolo vizioso e soprattutto non bisogna raccontare a troppe persone ciò che è successo.
Spesso gli altri aggravano il senso di frustrazione rimandandoci un’immagine di vittime, dicendoci frasi tipo:
- Lui non ti meritava.
- Poverina chissà quanto stai soffrendo.
- Hai sbagliato a metterti con lui.
- Degli uomini non ci si può fidare.
- Ecc…ecc..
La nostra anima gemella siamo noi; quando restiamo soli dobbiamo mettere in azione la nostra parte genitoriale, quella che sempre comprende e consola, dobbiamo cioè diventare i genitori di noi stessi, dirci parole buone e confortanti, essere comprensivi e pazienti, non giudicarci e non giudicare, accettare le cose come stanno e capire che “la vita è più intelligente di noi” e ci sta invitando a cambiare rotta per il nostro bene.
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